PORDENONE — Le opere dei bambini di Gaza non hanno bisogno di un auditorium. Le abbiamo portate sui marciapiedi di Pordenone, tra la gente, sotto il cielo aperto. Ed è lì che parlano con più forza.
L’Istituto Vendramini ha sospeso l’esposizione che avrebbe dovuto ospitare nella propria sede. Nessuna spiegazione ufficiale, nessuna comunicazione pubblica. Solo una porta chiusa davanti a disegni realizzati da bambini che vivono sotto le bombe.
La strada come risposta
Il Comitato per la Palestina di Pordenone non si è fermato, insieme a Le Comunità Palestinesi del Nord Est. Le opere sono state portate fuori, sui marciapiedi della città, dove chiunque può fermarsi a guardarle. Non servono biglietti, non servono permessi. Bastano gli occhi e la voglia di non voltarsi dall’altra parte.
Quei disegni raccontano Gaza. Raccontano case distrutte, famiglie separate, un’infanzia rubata. Li hanno fatti bambini che non hanno altro se non la matita per dire al mondo quello che stanno vivendo.
“Testimonianze inappropriate”
Il Consiglio di Amministrazione del Vendramini si riunirà mercoledì per decidere se la sospensione diventerà definitiva. Nel frattempo il Comitato per la Palestina ha già detto tutto: “Bambini a cui è stato rubato tutto — ora anche a Pordenone subiscono la violenza di chi ritiene le loro testimonianze inappropriate.”
Inappropriate. La parola pesa. Perché se il disegno di un bambino che racconta la guerra è inappropriato, bisogna chiedersi: inappropriato per chi? E perché?
La mostra continua
La risposta della comunità è stata immediata e chiara: le opere non si nascondono, si espongono. In strada, tra la gente comune di Pordenone, tra chi passa e si ferma, tra chi guarda e non dimentica.
La mostra itinerante continua il suo percorso. Nessuna sospensione può silenziare la voce di un bambino.