Il 12 giugno 2026 gli sposi hanno rinunciato a ogni regalo, chiedendo che tutto — davvero tutto — andasse a sostegno della causa palestinese.
Ci sono gesti che non hanno bisogno di essere spiegati.
Il 12 giugno 2026 Andrea e Martina si sono sposati. Non hanno ricevuto alcun dono: hanno chiesto che ogni contributo, senza eccezioni, fosse devoluto a sostegno della causa palestinese. Non una parte, non il simbolico avanzo di una lista nozze. Tutto.
Chi ha visto le fotografie di quella sera ha capito subito che non si trattava di un gesto aggiunto in fondo al programma. La kefiah sulle spalle dello sposo, la torta decorata con i motivi del tatreez — il ricamo a punto croce delle donne palestinesi, quello che si tramanda di madre in figlia e che ogni villaggio declina con i propri colori — raccontano una scelta pensata, cucita dentro la festa fin dal principio.
Il tatreez è una lingua. Dice da dove vieni, dice che ci sei ancora. Vederlo sulla torta di due sposi in Nord Est, in una notte d’estate italiana, significa che quella lingua ha trovato altre voci disposte a parlarla.
In un momento in cui prendere posizione costa — costa amicizie, inviti, silenzi imbarazzati — Andrea e Martina hanno fatto una cosa semplice e rara: hanno preso il giorno più loro dell’anno e l’hanno reso di qualcun altro. Hanno trasformato la felicità privata in solidarietà concreta, e l’hanno fatto senza clamore, senza chiedere niente in cambio, senza volerne parlare.
Le Comunità Palestinesi del Nord Est li ringraziano di cuore e augurano loro un matrimonio lungo, pieno di amore e di felicità. Che la loro casa sia sempre piena come lo è stata quella sera.
Grazie, Andrea e Martina. Non lo dimenticheremo.
شكراً من القلب