Gaza, la generazione amputata

L’Agenzia delle Nazioni Unite per il soccorso e l’occupazione dei rifugiati palestinesi nel Vicino Oriente (Unrwa) ha pubblicato il 13 ottobre 2025 il Report n. 192 che riporta informazioni aggiornate al periodo dal 2 al 12 ottobre stessi  riguardo la crisi umanitaria nella Striscia di Gaza e nella Cisgiordania occupata, compresa Gerusalemme Est.

Unrwa riporta che dall’inizio della guerra a oggi, e in particolare dal 7 ottobre 2023 all’8 ottobre 2025, secondo il Ministero della Salute (MoH) di Gaza, come dichiarato dall’Ufficio per il Coordinamento degli Affari Umanitari (OCHA), almeno 67.183 palestinesi sarebbero stati uccisi a Gaza e 169.841 sarebbero rimasti feriti.

Secondo l’Organizzazione mondiale della Sanità (OMS), negli ultimi due anni quasi 42.000 persone nella Striscia di Gaza hanno riportato ferite gravi a Gaza (un quarto delle quali bambine e bambini) e oltre 5.000 persone hanno dovuto subire amputazioni. I bambini e le bambine sono colpiti in modo sproporzionato dalla guerra. 

Questa foto mostra Mahmoud Ajjour, di 9 anni: è stata scattata dalla fotografa palestinese Samar Abu Elouf per il New York Times e ha  vinto il prestigioso premio annuale World Press Photo of the Year nel 2025, che riconosce il miglior fotogiornalismo e la migliore fotografia documentaria prodotta nell’ultimo anno. Il piccolo Mahmoud Ajjour è stato ferito durante un attacco israeliano a Gaza City nel marzo 2024, e ha trovato rifugio e assistenza medica a Doha, in Qatar. Mentre la sua famiglia fuggiva da un assalto israeliano, Mahmoud si voltò per incoraggiare gli altri a proseguire. Un’esplosione gli tranciò un braccio e mutilò l’altro. La famiglia venne evacuata in Qatar dove, dopo le cure mediche, Mahmoud sta imparando a usare i piedi per giocare con il telefono, scrivere e aprire le porte. Per il resto, ha bisogno di assistenza speciale per la maggior parte delle attività quotidiane, come mangiare e vestirsi. Il sogno di Mahmoud è semplice: vuole avere delle protesi e vivere la sua vita come qualsiasi altro bambino.

La giuria internazionale del Premio ha commentato così la foto: “rappresenta i costi a lungo termine della guerra, i silenzi che perpetuano la violenza e il ruolo del giornalismo nel rivelare queste realtà. Senza distogliere lo sguardo dagli effetti fisici della guerra, la foto affronta il tema del conflitto e dell’assenza di stato da una prospettiva umana, gettando luce sui traumi fisici e psicologici che i civili sono stati costretti — e continueranno — a sopportare a causa delle uccisioni e della guerra su scala industriale.”

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I fondi saranno impiegati interamente nel progetto per l’acquisto di protesi di ultima generazione e la realizzazione di un centro di riabilitazione a Gaza, a supporto dei bambini e delle persone mutilate dai bombardamenti.
Le donazioni serviranno inoltre a coprire i costi diretti legati al progetto, tra cui materiali, logistica, promozione e attività di raccolta fondi necessarie a garantirne la sostenibilità nel tempo.
Tutte le persone coinvolte nell’organizzazione di Voci per Gaza operano su base volontaria e non percepiscono alcun compenso.

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