Il gruppo Le OssA Power II racconta quanto accaduto il 9 agosto durante la registrazione di una puntata di GarageBandS. “Ci avevano consigliato di tagliare i nostri interventi. Non l’abbiamo fatto.”
Domenica 9 agosto 2026, a Roncoferraro, in provincia di Mantova, la band Le OssA Power II stava registrando una puntata di GarageBandS, il format musicale curato da Simone Ceresoli e dedicato ai progetti indipendenti. Nel corso del concerto i musicisti hanno preso la parola dal palco per pronunciare — sono le loro parole — “due parole contro tutte le guerre e per la dignità delle persone”, esponendo la bandiera palestinese.
Secondo il racconto pubblicato dal gruppo, la reazione di una parte del pubblico è stata immediata e ostile: insulti, minacce, e a fine concerto il tentativo di aggressione da parte di un gruppo di persone.
A distanza di giorni la band ha scelto di rompere il silenzio con un video diffuso sui propri canali, rivolto esplicitamente non alle istituzioni ma alla comunità delle artiste e degli artisti. Lo pubblichiamo integralmente.
Il comunicato de Le OssA Power II
Ci avevano consigliato di tagliare i nostri interventi. Non l’abbiamo fatto.
Domenica 9 agosto 2026, a Roncoferraro, stavamo registrando una puntata di GarageBandS, il format musicale di Simone Ceresoli dedicato ai progetti indipendenti. Sul palco abbiamo detto due parole contro tutte le guerre e per la dignità delle persone. Per una bandiera di pace siamo stati insultati, minacciati, e a fine concerto un gruppo ostile ha provato ad aggredirci.
Questo video è la nostra prima parola pubblica, e lo rivolgiamo a tutta la comunità delle artiste e degli artisti. Perché certe situazioni sono un bivio: o diventano un campanello d’allarme che ci fa reagire tutte e tutti insieme, oppure lasciamo che scivoli via, in silenzio, qualcosa che si chiama umanità.
Nessuna artista e nessun artista deve avere paura di esprimere il proprio pensiero e le proprie riflessioni, soprattutto quando lo fa con gentilezza e senza odio.
Il messaggio non si tocca. Non lasciamoci soli.
Le OssA Power II, NeuroRock Resistente.
Il video è disponibile qui.
Perché questa storia ci riguarda
Va detto con la massima semplicità, perché qui la semplicità è già una posizione: dal palco di Roncoferraro non è partita una chiamata all’odio, non sono stati indicati nemici, non è stato attaccato nessuno. È stato detto no alla guerra — tutte — e che le persone hanno una dignità che non si divide per passaporto.
Se questo basta a far partire una minaccia, il problema non è la frase pronunciata. È il clima in cui quella frase è caduta: un clima in cui la parola pace è diventata un’appartenenza da punire, e la pietà per i civili una tessera di partito da esibire o da nascondere.
Come Comunità Palestinesi del Nord Est conosciamo bene quel meccanismo, perché lo attraversiamo da anni: l’iniziativa che diventa “divisiva”, la sala che all’ultimo non è più disponibile, l’invito che non arriva più. E conosciamo anche la parola che i palestinesi usano da decenni per rispondergli: sumud.
Sumud significa restare. Restare radicati, restare al proprio posto, restare umani mentre tutto intorno spinge perché tu te ne vada, ti zittisca, ti riduca. Non è eroismo: è qualcosa di più testardo e di più quotidiano. È il contadino che torna a potare l’ulivo bruciato, la maestra che fa lezione tra le macerie, il ragazzino che costruisce un aquilone dove non c’è più un tetto.
Nessuno qui mette sullo stesso piano una serata di provincia in Italia e la vita sotto le bombe: sarebbe ingiusto
, e la band per prima non lo fa. Ma il principio che quella parola custodisce vale anche su un palco della Bassa mantovana, ed è preciso: il primo pezzo che ti chiedono di tagliare non è mai l’ultimo.
Prima l’intervento è troppo lungo. Poi è fuori luogo. Poi è divisivo. Poi il problema sei tu. Poi non ti chiamano più. E a quel punto non resta nessuna censura da denunciare, perché la rinuncia è già avvenuta da sola, gentilmente, per non creare imbarazzo.
Un bivio, non un episodio
Quanto accaduto a Roncoferraro è, in sé, un fatto piccolo. Nessuno è finito in ospedale. Non aprirà i telegiornali.
È esattamente per questo che merita attenzione. Le cose grandi non si annunciano: arrivano così, un insulto sotto il palco, un organizzatore che l’anno prossimo preferisce un’altra band, un musicista che la sera prima decide di saltare quella frase lì, tanto poi la musica parla da sola.
La band lo dice meglio di qualsiasi commento: o diventa un campanello d’allarme collettivo, o lasciamo scivolare via in silenzio qualcosa che si chiama umanità. Non esiste una terza opzione, perché il silenzio non è neutro: è una risposta, ed è quella che vince per abbandono.
Cosa può fare la comunità artistica
Una band sola che parla è un bersaglio. Cinquanta realtà che dicono la stessa cosa nella stessa settimana non sono più un bersaglio: sono un clima nuovo…
Le OssA Power II hanno annunciato che continueranno a suonare, a parlare e a portare quella bandiera. La loro richiesta alla comunità artistica è una sola, ed è la stessa che rivolgiamo anche noi a chi legge: non lasciamoli soli.